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Alberto Jonás
(Madrid, 1868 - Filadelfia, 1943)
 

Le notizie biografiche su Alberto Jonás non sono molto consistenti. 

Sappiamo che iniziò gli studi musicali al Conservatorio di Madrid, sua città natale; mostrò un talento precoce, esibendosi già all'età di dodici anni al cospetto del re Alfonso XII e intraprendendo in seguito brevi tournée in Francia, Inghilterra e Belgio. Ciononostante, per assecondare le volontà paterne, fu inizialmente costretto a dividere l'attività pianistica con gli studi commerciali, potendosi dedicare interamente alla musica soltanto intorno ai diciotto anni. Nel 1886 si iscrisse al Conservatorio Reale di Bruxelles, dove studiò pianoforte con Arthur de Greef (allievo di Liszt) e composizione con François-Auguste Gevaert, conseguendo nel 1888 il premier prix in pianoforte e una menzione d'onore in armonia.

Nel 1890 prese parte al concorso pianistico "Anton Rubinstein"; non vinse, ma fu notato dallo stesso Rubinstein e invitato a unirsi alla ristretta cerchia dei suoi allievi al Conservatorio di San Pietroburgo. Le fonti non concordano sulla reale durata di questi studi: alcune testimoniano una frequentazione di pochi mesi - in seguito ai quali Jonás proseguì da autodidatta - altre parlano di un triennio. È tuttavia certo che a partire dal 1891 la sua carriera conobbe una svolta decisiva grazie al debutto a Berlino come solista, in un concerto diretto da Hans von Bülow. Da quel momento intraprese un'intensa attività che lo portò a tenere oltre duemila concerti tra Europa, America Centrale, Stati Uniti e Canada. Viene citato anche un incontro con Ignacy Jan Paderewski, sebbene rimanga incerto se Jonás abbia effettivamente compiuto un breve periodo di perfezionamento sotto la sua guida.

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Nel 1894 si stabilì negli Stati Uniti, inaugurando una lunga e feconda attività didattica: dal 1894 al 1898 insegnò pianoforte alla Scuola di Musica dell'Università del Michigan, assumendo in seguito la presidenza e la direzione del Conservatorio di Detroit. Nel 1904 fece ritorno in Europa per ricoprire la cattedra di pianoforte e il ruolo di direttore di dipartimento presso il Conservatorio “Klindworth-Scharwenka” di Berlino, istituto in cui rimase attivo fino allo scoppio della prima guerra mondiale.

Nel 1914 rientrò definitivamente negli Stati Uniti, stabilendosi a New York dove consolidò la propria fama di pedagogo. Si spense a Filadelfia nel 1943.

 

Negli anni newyorkesi iniziò a redigere un metodo didattico che riassumesse l'esperienza maturata in oltre vent’anni di insegnamento. Nacque così il progetto della Master School of Piano Playing and Virtuosity, pubblicata fra il 1922 e il 1929: un'opera che rimane tutt'oggi, con ogni probabilità, la più vasta mai realizzata nell'ambito della tecnica pianistica. Concepita con un impianto enciclopedico, la raccolta spazia dagli esercizi basilari per le dita sino alle più sofisticate problematiche interpretative sottese all'atto performativo. Ogni aspetto tecnico viene sviscerato e supportato da esercizi specifici, il tutto corredato da migliaia di passi tratti dal grande repertorio: una monumentale testimonianza di una concezione della didattica che non lascia nulla al caso.

Jonás era poliglotta: parlava fluentemente, oltre allo spagnolo e all'inglese, anche il tedesco e il francese, un'abilità che gli permise di accedere a un numero considerevole di fonti. Inoltre, grazie ai rapporti di stima e amicizia consolidati negli anni con i maggiori virtuosi del tempo, riuscì a includere nei sette volumi della raccolta esercizi scritti appositamente per il suo lavoro da personalità del calibro di Wilhelm Backhaus, Fannie Bloomfield-Zeisler, Ferruccio Busoni, Alfred Cortot, Ernő Dohnányi, Arthur Friedheim, Ignaz Friedman, Ossip Gabrilowitsch, Rudolph Ganz, Leopold Godowsky, Katharine Goodson, Josef Lhévinne, Isidor Philipp, Moriz Rosenthal, Emil von Sauer, Leopold Schmidt e Sigismund Stojowski. Molti di questi interpreti inviarono a Jonás fotografie scattate per l’occasione, allo scopo di illustrare le posizioni "corrette" o "scorrette" delle mani e delle braccia alla tastiera; un materiale iconografico che può costituire oggi una testimonianza interessante per osservare l'evoluzione della postura e della fisiologia pianistica a cavallo tra il XIX e il XX secolo. 

Nella lista dei pianisti coinvolti da Jonás si notano però almeno due importanti assenze del panorama didattico di inizio Novecento: Tobias Matthay e Rudolf Maria Breithaupt. Negli anni Venti i loro trattati più importanti erano già ampiamente diffusi, commentati e talvolta oggetto di dibattito, anche al di fuori dei confini inglesi e tedeschi. Appare pertanto improbabile che Jonás non fosse a conoscenza delle loro teorie, specialmente se si considera che egli insegnò a Berlino proprio negli stessi anni in cui Breithaupt era docente al Conservatorio “Stern” della medesima città e dava alle stampe i primi due volumi della sua Die natürliche Klaviertechnik. È vero però che la Master School è concepita essenzialmente come un metodo - ovvero un compendio di ciò che empiricamente i pianisti avevano fino ad allora escogitato per risolvere i problemi tecnici - non come un trattato. Le opere di Matthay e Breithaupt inauguravano invece un nuovo approccio alla didattica pianistica, fondato su criteri scientifici. Della cosiddetta “rivoluzione del peso” non si trova traccia nell’opera di Jonás, salvo un breve accenno nel Volume 5 dedicato alla tecnica degli accordi. Questo apparente controsenso – soprattutto se si tiene conto che di quella rivoluzione erano protagonisti proprio molti dei nomi citati in copertina (nonché Anton Rubinstein) – è in realtà una perfetta testimonianza di un’epoca di trasformazioni, in cui nuove prospettive tecnico-stilistiche, stimolate dall’evoluzione tecnologica del pianoforte moderno, convivevano con “vecchi attrezzi” della didattica pianistica. I pianisti di mestiere sapevano che un mezzo non avrebbe escluso l’altro, ovvero che l’uso del peso del braccio non avrebbe mandato in soffitta la tecnica di dito, né, di conseguenza, gli esercizi atti a svilupparla e perfezionarla. Non è un caso che Ferruccio Busoni trovasse perfettamente logico collaborare con Jonás, pur essendo stato nello stesso tempo uno dei più espliciti sostenitori dell’opera e delle teorie di Breithaupt.

 

La Master School venne pubblicata con il testo in quattro lingue (inglese, tedesco, francese e spagnolo). Malgrado il suo indiscutibile valore e il fatto che si rivolgesse potenzialmente a un pubblico vasto, non ebbe un'ampia diffusione e dopo la morte dell'autore fu quasi dimenticata. Tale oblio costituisce un caso singolare nella storia della didattica pianistica, soprattutto se si considera che pianisti come Busoni, Lhévinne, Rosenthal e Rachmaninov la ritenessero uno dei migliori lavori mai scritti sull’argomento.

Il motivo si può rintracciare in fattori storici – la grande depressione successiva al 1929 ebbe infatti un forte impatto sull'editoria musicale americana – ma probabilmente anche nell'essenza stessa dell'opera. Nella didattica pianistica si era abituati (e, per la verità, lo si è ancora oggi) a manuali di tecnica concepiti per un uso immediato e pratico. Se si considerano i volumi di esercizi di maggior successo, come quelli di Czerny, Hanon, Pischna, Dohnányi, Philipp e Cortot, o le poderose raccolte di Liszt e Cesi, la caratteristica che li accomuna è la presentazione di formule ripetitive in un ordine stabilito. In questi testi non è richiesta una particolare "creatività" né al docente né allo studente: lo scopo è meramente quello di avere a portata di mano un nucleo consistente di esercizi pronti all'uso, spesso già strutturati in progressione. La vastità dell'opera di Jonás impone a docente e allievo di operare delle scelte – calibrate anzitutto sulle specifiche necessità individuali – e di pianificare il lavoro sul lungo periodo, per poter assimilare gli esercizi ideati per ciascuna difficoltà tecnica. Inoltre, secondo un criterio comune a molti metodi coevi, numerose formule sono presentate per poche battute nella sola tonalità di Do maggiore, demandandone la trasposizione in tutte le altre tonalità. Se alcune di esse appaiono elementari, altre richiedono un controllo tecnico e una partecipazione mentale tali da rallentare sensibilmente lo studio: un fattore temporale che può rivelarsi scoraggiante. D'altronde, la trasposizione integrale non solo avrebbe moltiplicato a dismisura il già cospicuo numero di pagine dell'opera, ma sarebbe risultata un'operazione pedissequa e finanche superflua in un contesto storico in cui la familiarità con l'armonia alla tastiera e la pratica dell'improvvisazione erano assai più diffuse rispetto a oggi.

Come scrive Luca Chiantore nel suo ampio studio sulla storia della tecnica pianistica "forse è giunto il momento di riscattare dall’anonimato questo lavoro unico e straordinario perché inizi ad occupare il posto che merita nella storia del pianoforte". Partendo da questa premessa, ho intrapreso la traduzione dei volumi e la trasposizione sistematica degli esercizi in tutte le tonalità: un’operazione pensata a vantaggio degli studenti che potrebbero riscontrare maggiori difficoltà in questa pratica, ma condotta con l'auspicio che l'armonia al pianoforte e un minimo di destrezza nel trasporto siano obiettivi primari di ogni aspirante pianista. Per questa ragione, l'assetto grafico della versione italiana – e il suo volume di pagine ancor più imponente – è stato specificamente concepito per la fruizione su dispositivi digitali, scongiurando così il massiccio dispendio di carta stampata.

 

Oltre alla Master School, in fondo alla pagina è possibile trovare un saggio scritto da Jonás pubblicato nel volume di J.F. Cooke, Great Pianists on Piano playing, dedicato ai problemi del controllo dell'ansia e dell'emotività dei pianisti.

Fonti:

  • Luca Chiantore, Storia della tecnica pianistica. Prassi, repertorio, gestualità, trad. it. di Francesco Pareti, Lucca, Libreria Musicale Italiana, 2023, pp. 745-747.

  • James Francis Cooke, Great Pianists on Piano playing, Philadelphia, Theo Presser Co., 1913, p. 397.

  • Alba González, Amanda Judith, «Escuela magistral de la virtuosidad pianística moderna de Alberto Jonás y sus ejercicios técnicos originales: convergencia de la ejecución pianística y el estudio teórico de la técnica», Tesi di Dottorato, Universidad Autónoma de Madrid, 2007, pp. 107-117.

  • Gdal Saleski, Famous Musicians of a Wandering Race, New York, Bloch Publishing Company, 1927, pp. 328-330.


 

Master School of Piano Playing & Virtuosity

- Vol. 1 (1922): link (versione originale)

  • Prefazione. Attitudine mentale. (link traduzione)

  • Come usare la Master School. Organizzazione del lavoro quotidiano.

  • Esercizi per l'estensione della mano. (link traduzione)

  • Esercizi con posizione fissa della mano.

  • Flessibilità e agilità dei pollici

  • Esercizi per le dita

- Vol. 2 (1922): link (versione originale)

  • Virtuosità nelle scale (Master School delle scale).

  • Legato-Staccato-Portamento.

  • Tocco, Suono e Qualità.

  • Il suono cantabile.

  • Accuratezza: come suonare senza prendere note false.

- Vol. 3 (1922): link (versione originale

  • Arpeggi (Master School degli arpeggi).

  • Ribattuti di dito.

  • Gruppetti.

  • Trilli (Master School dei trilli).

  • Come esercitarsi, come performare.

 

- Vol. 4 (1929): link (versione originale)

  • Scuola completa delle doppie note.

    • Terze (Master School delle terze).

    • Seste (Master School delle seste).

    • Quarte (Master School delle quarte).

    • Seconde e settime.

    • Note doppie miste.

- Vol. 5 (1927): link (versione originale

  • Scuola completa delle ottave, dello staccato e degli accordi (Master School delle ottave, dello staccato e degli accordi).

    • Ottave.

    • Accordi.

  • ​Diteggiature

  • Ritmo, misura, accentuazione.

- Vol. 6 (1929): link (versione originale)

  • L'uso artistico delle dinamiche e dell'agogica.

    • Dinamiche.

    • Agogica.

  • ​L'uso artistico dei pedali del pianoforte.

  • L'arte della memorizzazione.

- Vol. 7 (1929): link (versione originale

  • Esercizi per le dita, i polsi e le braccia lontani dal pianoforte.

  • Fraseggio.

  • Gli abbellimenti in musica.

  • Lettura a prima vista e il Pianoscript book.

  • Concezione e interpretazione.

  • Espressione: prosodia e declamazione musicale.

  • Esecuzione e resa.

  • Stile.

  • Suonare con successo in pubblico.

- Nervousness in Piano Playing (link versione originale)

(in James Francis Cooke, Great Pianists on Piano playing, Theo Presser Co., Philadelphia, 1913. pp. 398-418)

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